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lunedì 26 ottobre 2009

Basta con le polemiche sul posto fisso

“Il dibattito sul posto fisso rischia di rimanere fine a se stesso. Mi auguro che invece serva a chiarire le reali caratteristiche del lavoro in Italia e a realizzare le condizioni per garantire occupazione di buona qualità, sia dipendente che autonoma”.
Il Vice Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti interviene sulle dichiarazioni del Ministro dell’Economia Tremonti sottolineando “la necessità di uscire dalla polemica sul posto fisso e dedicarsi invece a garantire occupazione stabile e qualificata. Come quella che si realizza nelle imprese artigiane dove gli imprenditori investono molto tempo e molto denaro per formare i neo assunti: per insegnare il mestiere ai nuovi dipendenti ogni anno dedicano 103 milioni di ore e spendono 1,6 miliardi. Anche grazie a questo impegno, nelle piccole imprese la quota di lavoratori con contratti a tempo indeterminato è del 90,7%, a fronte della media nazionale delle imprese dell’86,4%”.
Secondo Merletti “il mito del posto fisso garantito a vita per legge deve essere sostituito dalla cultura della responsabilità individuale e della competenza professionale. Una cultura diffusa da molto tempo nell’artigianato con l’esperienza degli Enti bilaterali e, più recentemente, con la riforma del modello contrattuale. Bisogna proseguire sul terreno delle riforme avviate dal Governo in materia di lavoro e di welfare, in particolare per costruire un sistema di formazione e di tutele sociali adeguato alle nuove sfide della competizione economica. Anche in tempi di crisi, chi possiede professionalità ha meno difficoltà a trovare lavoro rispetto a chi è semplicemente titolare di uno stipendio. Per questo sono necessari – sottolinea il Vice Presidente di Confartigianato – interventi per colmare la distanza che oggi divide il sapere dal saper fare, la conoscenza teorica dalle competenze tecniche e pratiche. E’ indispensabile innalzare la qualità della formazione e prevedere efficaci forme di alternanza scuola-lavoro, potenziando un contratto di lavoro a peculiare contenuto formativo quale l’apprendistato che nelle imprese artigiane, nel 70% dei casi, si trasforma in assunzione a tempo indeterminato”.
Fonte: Confartigianato

venerdì 19 giugno 2009

Segnali positivi

Nel corso della seduta del 26 maggio, l’Aula della Camera ha approvato quattro mozioni, sostenute da un folto schieramento di deputati di maggioranza e opposizione, con iniziative a sostegno delle piccole imprese.
Gli interventi che Palazzo Chigi si è impegnato ad attuare vanno dalla semplificazione amministrativa alla valorizzazione delle reti d’impresa, dalla tutela dei prodotti made in Italy del tessile alle facilitazioni nell’accesso al credito, dalla riforma degli ammortizzatori sociali alla semplificazione degli strumenti per agevolare la riscossione dei crediti delle PMI nei confronti delle pubbliche amministrazioni.
Per Confartigianato si tratta di un segnale di attenzione estremamente importante, in quanto le iniziative che richiamano l’impegno dell’Esecutivo sono le stesse sollecitate da tempo dalla Confederazione, ad iniziare dall’attuazione dello Small Business Act, il pacchetto di iniziative e azioni politiche da applicare a livello europeo e negli Stati membri per valorizzare 23 milioni di piccole e medie imprese europee, di cui 6 milioni in Italia.

Fonte: comunicato stampa di Confartigianato del 27 maggio 2009

lunedì 11 maggio 2009

Crisi e misure anti-crisi


Il Prof. Renato Mannheimer, nell’ambito della Convention Servizi organizzata da Confartigianato a Castellaneta Marina (TA), ha presentato l’osservatorio sugli effetti della crisi sulle piccole imprese realizzato da ISPO Ricerche per Confartigianato.
Dalla ricerca emerge che l’Iva per cassa è la misura anticrisi più gradita dai piccoli imprenditori. L’85% degli imprenditori giudica efficace il provvedimento del Governo, fortemente sollecitato da Confartigianato, che consente di pagare l’Iva al momento dell’incasso della fattura. Il gradimento sale all’89% tra le imprese edili e tra quelle nel Nord Italia e addirittura al 92% tra gli artigiani più giovani.
Alla Convention sono interventui anche il Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, l’Amministratore delegato di Telecom Franco Bernabé e il Presidente di Fiera Milano Michele Perini.

Fonte: Confartigianato

lunedì 6 aprile 2009

Il ruolo dei Consorzi Fidi


"L'esigenza di liquidità è l'emergenza numero uno per le piccole imprese". E' quanto ha detto il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, intervenendo alla presentazione della dodicesima edizione dell'indagine sul sistema dei 192 Confidi artigiani, presentata il 1° aprile a Roma da Fedart Fidi, la Federazione Nazionale Unitaria dei Consorzi e Cooperative Artigiane di Garanzia promossa da Confartigianato, Cna e Casartigiani e presieduta da Daniele Alberani.
"Il ruolo dei Consorzi Fidi - ha sottolineato - assume un'importanza straordinaria per offrire credito su misura alle Pmi, soprattutto se si considera che, da luglio 2007 ad oggi, mentre i tassi BCE sono diminuiti dal 4% all'1,5%, i tassi di interesse applicati dalle banche alle piccole imprese sono calati soltanto dal 4,92% al 4,74%".
"Complessivamente - ha ricordato Fumagalli - la crisi del credito da luglio 2007 ad oggi è costata alle imprese 12,5 miliardi di maggiori oneri finanziari. Il sistema dei Confidi va certamente potenziato e valorizzato. E' un sistema su cui si deve investire".

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martedì 17 marzo 2009

Tavolo di confronto costruttivo cercasi


Il Presidente dell’Abi Corrado Faissola (nella foto)ha ricevuto una lettera inviata dai Presidenti di Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti, in cui chiedono di affrontare, attraverso l’avvio di un tavolo di confronto costruttivo, la revisione dei modelli di valutazione delle banche per la concessione del credito alle piccole e medie imprese, alla luce dell’attuale crisi economica che rischia di vanificare ogni iniziativa rivolta a sostenere gli investimenti.

Nella lettera si sottolinea come “ad oggi manchi una sede di confronto effettivo con l’Abi sul tema del credito”, ciò preclude la possibilità di definire le misure per rimuovere i disagi che colpiscono duramente le piccole e medie imprese, come la riduzione degli affidamenti, l'aumento dei tempi di istruttoria, l'appesantimento dei tassi e delle condizioni accessorie e l'aumento del contenzioso della richiesta di rientro dagli affidamenti.

Il sistema bancario, nonostante gli interventi legislativi a sostegno continua a valutare il merito creditizio delle imprese sulla scorta di un concetto di ‘impresa meritevole’ che andrebbe invece reinterpretato e aggiornato rispetto all’attuale contesto”. Per questo le Confederazioni richiamano tutte le componenti della società e dell’economia ad un “atteggiamento più responsabile” affinché si proceda ad avviare “un giusto confronto sulla tematica del credito, anche per approfondire ogni utile strategia che orienti gli Istituti bancari ad un atteggiamento di maggiore disponibilità nei confronti del sistema produttivo”.

Fonte: comunicato stampa del 11 marzo 2009 di Confartigianato

martedì 10 marzo 2009

Largo ai giovani

Di seguito alcuni dei tratti distintivi dei giovani imprenditori delle piccole imprese italiane che emergono dal 3° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana presentato all’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato organizzato a Firenze il 6 e 7 marzo.

Sono 593.645 i giovani ‘capitani’ d’impresa nelle cui mani è affidato il futuro dell’artigianato e della piccola impresa. Hanno un’età media di 35 anni, un titolo di studio medio-alto, per avviare l’impresa hanno utilizzato risorse proprie. Proseguire una tradizione familiare, per loro, viene prima dell’ambizione personale e della prospettiva di conseguire elevati guadagni.
Circa un terzo delle nuove leve dell’imprenditoria artigiana sono concentrate nel Nord, in particolare in Lombardia in Emilia-Romagna e in Veneto.
Il Sud detiene il record per il ‘tasso di giovinezza’ delle piccole imprese.
Tra i diversi settori economici è il comparto delle costruzioni quello su cui puntano maggiormente i giovani artigiani (con percentuali che toccano il 44%) ed è anche il settore che nell’ultimo anno ha fatto registrare il massimo incremento della componente imprenditoriale giovanile (+8,6%). Seguono il comparto manifatturiero (27,7%), i servizi alle persone (17,2%) e i servizi alle imprese (9,6%).





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martedì 24 febbraio 2009

Valori e impegno per reagire alla crisi


Il 16 febbraio il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano ha ricevuto al Quirinale il Comitato di Presidenza di Confartigianato.
Il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini ha approfittato dell'occasione per ricordare al Capo dello Stato l'importanza dei valori e del ruolo economico e sociale espressi dall'artigianato e dalla piccola impresa "che rappresentano il 95% dell'economia italiana e sono protagonisti di quel made in Italy che il mondo ci invidia", ed ha ribadito l'impegno per "contribuire, da cittadini ed imprenditori, a fare della crisi un'occasione per affrontare le debolezze del nostro sistema Paese, le sue insufficienze ed i suoi problemi".

Il Presidente Guerrini ha espresso la convinzione che "i valori dell'artigianato e della piccola impresa, l'arte del saper fare, il lavoro come impegno e sacrificio, debbano essere riproposti con forza nel Paese, perché, dopo qualche decennio in cui sono prevalsi modelli più aggressivi e speculativi e in cui molti hanno immaginato che si potesse vivere e guadagnare senza lavorare, mai come ora c'è bisogno di chi realmente produce ricchezza e la diffonde nel territorio".

Fonte comunicato stampa di Confartigianato

martedì 17 febbraio 2009

12,5 miliardi l'anno, il prezzo della crisi del credito

L’allarme viene dal Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il quale ha segnalato in una lettera al Presidente del Consiglio il peggioramento delle condizioni di accesso ai finanziamenti bancari da parte delle piccole imprese.

Ad aggravare la situazione di accesso al credito non è solo il costo del denaro ma anche le condizioni per ottenerlo: richieste ingiustificate di rientro anticipato degli affidamenti, aumento dello spread sui tassi di interesse, richieste di maggiori garanzie, allungamento dei tempi delle procedure burocratiche contribuiscono a rendere la situazione ancora più difficile.
Secondo Guerrini “L’atteggiamento delle banche appare tanto più ingiustificato se si considera che a ottobre 2008, nel pieno della crisi, il rapporto sofferenze nette/impieghi totali era addirittura diminuito a 1,08% rispetto al valore di 1,17% rilevato a luglio 2007, prima dello scoppio della crisi dei mutui subprime”.
Dinanzi al dato che le maggiori difficoltà per gli imprenditori si registrano con gli istituti di grandi dimensioni, Guerrini aggiunge “Ciò dimostra che i processi di acquisizione e fusione del sistema bancario non hanno creato condizioni di maggiore convenienza per la clientela. Per le piccole imprese l’accesso al credito rimane più facile con le banche più piccole e radicate nel territorio, in particolare le banche popolari e gli istituti di credito cooperativo, che infatti erogano il 43,8% del totale dei prestiti bancari alle micro e piccole imprese con meno di 20 addetti”.
Infine sottolinea che “Il nostro sistema economico rischia di crollare non perché alle imprese sia venuta meno la voglia di rischiare, ma per la crisi di liquidità. I nostri imprenditori non hanno perso la voglia di investire e di reagire alla congiuntura negativa. Ma questa loro propensione viene bloccata da un atteggiamento non altrettanto coraggioso da parte degli istituti bancari”.

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venerdì 13 febbraio 2009

Stato cattivo pagatore

Di seguito un comunicato diramato dall'ufficio stampa di Confartigianato.

Roma, 13 febbraio 2009

20.000 imprese ‘vittime’ dei ritardi di pagamento dello Stato aspettano da anni il saldo delle agevolazioni previste dalla legge 488/92.
Un iter burocratico lungo e tortuoso ha bloccato l’erogazione dell’ultima tranche delle risorse già assegnate alle aziende per finanziare, in base appunto alla legge 488/92, programmi di investimento, come l’acquisto di macchinari e la costruzione di immobili, per ampliare e ammodernare l’impresa.
Il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini si è rivolto al Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola per denunciare l’ennesimo caso di ritardo dei pagamenti da parte dello Stato nei confronti degli imprenditori.
In pratica, gli imprenditori che hanno completato e collaudato le opere per le quali avevano richiesto i fondi previsti dalla legge n. 488/92, attendono ormai da anni, nei casi più gravi oltre quattro, l’erogazione dell’ultima rata dei contributi.
La soluzione del problema appare molto lontana. Infatti, oltre a mancare le regole che accertino il completamento degli investimenti dando il via libera ai fondi, c’è anche da considerare che la Legge Finanziaria 2008 ha ulteriormente complicato le cose ridefinendo i termini e l’applicazione della cosiddetta “perenzione amministrativa”, vale a dire la decadenza dei residui di spesa in conto capitale, abbassata da sette a tre anni.
“Nell’attuale situazione di congiuntura negativa – sottolinea Guerrini – la chiusura delle pratiche con l’erogazione del saldo di un contributo per cui sono stati sostenuti e conclusi da anni i relativi investimenti, costituirebbe, per le imprese beneficiarie, la certezza di risorse utili a fronteggiare contingenti crisi di liquidità”.
Il Presidente di Confartigianato auspica pertanto che il Ministero dello Sviluppo Economico adotti “ogni utile provvedimento per velocizzare la definizione istruttoria delle situazioni tuttora pendenti e, ai fini della semplificazione del processo, consentire alle imprese di autocertificare la fine dei lavori”. Secondo Guerrini “ciò metterebbe sulla giusta strada per assicurare finalmente e tempestivamente alle imprese che ne hanno titolo il riconoscimento dei loro diritti”.



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venerdì 16 gennaio 2009

Il saper fare, una risposta alla crisi



Riporto integralmente il comunicato relativo alla presentazione del libro "l'uomo artigiano" di Richard Sennett.
Buona lettura

L'artigianato, nella sua accezione più autentica di ‘arte di saper fare’ e di ‘saper fare con arte’, riafferma la sua straordinaria attualità nel volume del sociologo statunitense Richard Sennett ‘L’uomo artigiano’ fresco di stampa per i tipi di Feltrinelli.
Il libro è stato presentato il 13 gennaio a Milano, presso la Fondazione Feltrinelli. All’iniziativa promossa dalla casa editrice sono intervenuti l’autore, il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini, il Prof. Guido Martinotti, docente di Sociologia urbana all’Università di Milano Bicocca.
E’ stato lo stesso Sennett, professore di Sociologia alla New York University e alla London School of Economics, a spiegare l’importanza che oggi, nella fase di crisi dell’economia mondiale, assumono le caratteristiche dell’uomo artigiano: saper fare bene le cose per il proprio piacere. Una regola di vita semplice e rigorosa che ha consentito lo sviluppo di tecniche raffinatissime e la nascita della conoscenza scientifica moderna. ‘L'uomo artigiano’ è la riscoperta della fondamentale pulsione umana all’’arte di saper fare’ e al ‘saper fare con arte’, antidoto all’erosione di ogni eccellenza.
Il libro di Sennett offre numerosi spunti di lettura: è un saggio erudito e, unico nel panorama editoriale a livello internazionale, ricchissimo di spunti e di approfondimenti che, tra presente e passato, toccano gli aspetti storici, filosofici, sociologici e antropologici dell’essere artigiano.
Durante la presentazione del volume, il Prof. Sennett ha ammesso che il titolo suggerisce soprattutto una dimensione manuale del lavoro. “Ma – ha spiegato - non è la lettura corretta e non è ciò a cui tengo di più. Il mio obiettivo è stato piuttosto mettere in evidenza ciò che c’è dietro al lavoro artigiano, ovvero la passione e la cura per quel che si fa. E ciò non cambia se si è operai, impiegati, programmatori di software, medici o addirittura genitori e artisti”.
In numerose pagine del volume, Sennett evoca Efesto, il dio greco brutto e storpio che è orgoglioso del proprio mestiere di fabbro e ha una dedizione assoluta per quel che fa (“Efesto è la persona più dignitosa che possiamo diventare” scrive come ultima riga del libro). Tutto il contrario di quello che la globalizzazione impone oggi ai lavoratori: disponibilità a cambiare, attività in ogni momento a scapito della sicurezza esistenziale ma anche della qualità del lavoro. È questo il cuore del messaggio del sociologo statunitense: “se efficienza e velocità diventano il metro per giudicare il lavoro, se la mobilità e il multitasking vincono, allora la maestria di chi lavora va a farsi benedire. E a perdere siamo tutti”.
‘L’uomo artigiano’ è anche un viaggio nel tempo e nello spazio in cui si sono manifestate le forme più preziose di artigianato: a cominciare dall’Italia, (“paese artigiano per eccellenza”, lo ha definito Sennett che nutre per l’Italia una grande passione) e dalle antiche botteghe dove si formavano i Raffaello e i Benvenuto Cellini o venivano levigati e assemblati in aurea misura gli Stradivari che ancora ci incantano. Fino ad arrivare ai moderni laboratori dove si mette a punto il sistema Linux. Tutto per scoprire - attraverso ciò che la scienza ci insegna e la società ci chiede - come funziona la sinergia mente-mano-desiderio-ragione, che ha fatto grande il mondo occidentale e forse può oggi restituirgli saggezza e opportunità per un nuovo modello di sviluppo.

Sennett, malgrado veda gli effetti negativi della globalizzazione, non ha nostalgia per un passato fatto di sano lavoro manuale contrapposto all’organizzazione attuale che penalizza la qualità. «Da cosa dipende che un lavoro sia un buon lavoro? La scoperta che ho fatto scrivendo il libro è che esiste una connessione tra il modo in cui i lavoratori moderni concepiscono un buon lavoro e le abilità di tipo più tradizionale». E questo legame, nota Sennett, ha anche effetti etici e civili fondamentali: è l’Illuminismo e la sua eredità.
Non ci sarà nostalgia, ma di sicuro si sente una certa dose di scetticismo nelle parole di Richard Sennett. Ma allora non si può fare nulla per invertire la tendenza, planetaria, che allontana le persone dal loro lavoro, che le fa disamorare? “Penso – ha detto Sennett - che qualcosa si possa fare, ma le aziende devono puntare sulle persone. Negli ultimi quindici anni soprattutto in Gran Bretagna, Stati Uniti e Cina si è investito pochissimo per sviluppare le qualità dei dipendenti. Ci sono eccezioni, pure negli Usa, che rappresentano il punto più estremo di questa tendenza, ma appunto, rimangono eccezioni. Investire sulle persone costa molti soldi”. C’è chi lo fa in Germania o in Giappone dove persino in un regime di flessibilità continuano a sviluppare le capacità professionali dei loro impiegati. E Sennett ricorda il caso ormai di scuola della Toyota in cui soddisfazione dei dipendenti e produttività viaggiano parallele. Tuttavia, la craftsmanship, misto magico di know how e know that, oggi si trova molto di più in India che in Occidente e “per questo le aziende americane come Microsoft o Google non aspettano altro che il mercato del lavoro americano si apra ai lavoratori specializzati provenienti da Oriente”.
Nel suo intervento durante la presentazione del libro, il Presidente di Confartigianato Guerrini ha ringraziato il Professor Sennett “perché – ha detto - con ‘L’uomo artigiano’ ha analizzato con grande efficacia un tema troppo spesso sottovalutato, considerato fuori moda, e che, invece, oggi assume una straordinaria attualità”.
“Il volume - ha sottolineato Guerrini - descrive un modo di produrre. Ma, soprattutto, ci parla di un modo di essere. Al punto che il titolo sarebbe dovuto essere ‘L’uomo è artigiano’, prorpio perché gli elementi costitutivi dell’Uomo Artigiano sono in tutti noi: sono il desiderio di produrre un lavoro ben fatto e sono le abilità necessarie al ‘ben fare’. Queste caratteristiche appartengono non soltanto agli imprenditori artigiani ma anche a tutti coloro che amano il proprio lavoro, che lo svolgono con passione, che ogni giorno si impegnano per conseguire un risultato utile a se stessi e agli altri, alla comunità di cui fanno parte”.
Secondo Guerrini “questi valori, la riscoperta dell’’essere artigiani’, rappresentano una ‘ricettta’ per reagire alla crisi che attraversa l’economia a livello mondiale. In questa fase di difficoltà, in cui paghiamo duramente gli effetti delle bolle speculative, dell’economia di carta’, di una finanza frenetica e troppo disinvolta, dobbiamo tornare agli elementi costitutivi dell’uomo artigiano, dobbiamo tornare all’economia reale. Dobbiamo ritrovare il ritmo, il gusto, l’orgoglio, la fatica, la soddisfazione di costruire cose ben fatte. Serve un’iniezione di valori artigiani nel mondo del lavoro. In questo senso, l’Italia - paese di antica e preziosa tradizione artigiana - può dare una grande lezione”. Guerrini ha tuttavia messo in guardia dal “rischio di considerare l’artigianato secondo la vecchia ed oleografica concezione del lavoro faticoso e manuale. Vale a dire proprio quell’immagine distorta che ha finito per allontanare i giovani dalle aziende artigiane. Anche grazie alle analisi di Sennett, l’artigianato ritrova invece una corretta identità nell’integrazione tra mente e mano, tra conoscenza teorica e abilità manuale: un mix che garantisce la qualità del prodotto e del servizio”.
“I valori dell’’essere artigiani’ – ha aggiunto il Presidente di Confartigianato - sono espressi dai nostri imprenditori campioni del ‘saper fare’, interpreti eccellenti dei valori della tradizione produttiva italiana, dell’unicità, del ‘fatto a mano’, del ‘su misura’, del ‘fuori serie’. Ma appartengono anche a tutti coloro che non si limitano a ‘timbrare il cartellino’. A tutti coloro i quali, qualunque attività svolgano, a qualsiasi classe sociale appartengano, si impegnano per svolgere bene il proprio lavoro, consapevoli ed orgogliosi del risultato, anche etico, che esso produce per loro stessi e per gli altri. Possono sembrare concetti banali. Non lo sono affatto se consideriamo che proprio questi valori sono alla base dello sviluppo economico e sociale del nostro Paese, sono proprio questi elementi qualificanti del ‘codice genetico artigiano’ i punti di forza del cosidetto made in Italy. Il libro del Professor Sennett ha il grande merito di aver descritto questo nostro prezioso patrimonio”.
“Il suo libro - ha detto Guerrini al Professor Sennett - dovrebbe entrare nelle aule scolastiche per insegnare ai nostri figli che c’è un futuro di lavoro gratificante, che sulle proprie abilità, competenze, passioni si può costruire un avvenire. Che non bisogna rassegnarsi ad una esistenza da precario o da centralinista in un call center. Ma credo che il suo libro dovrebbe essere letto anche da chi ha la responsabilità di guidare il Paese affinché, nelle scelte per reagire alla crisi, possa essere compreso e valorizzato quell’”essere artigiani” che gli individui esprimono nel proprio lavoro”.


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lunedì 5 gennaio 2009

Investimenti e accesso al credito

Di seguito i risultati del sondaggio dei Giovani Imprenditori di Confartigianato sul rapporto tra piccole imprese e crisi pubblicato su Il Giornale il 3 gennaio scorso.

lunedì 22 dicembre 2008

Risolvere la crisi semplificando

Semplificare l’attività della P.A. e tagliare gli oneri burocratici: è una potente leva che il Governo può muovere per aiutare imprese e cittadini ad affrontare la crisi ed evitare che gli imprenditori debbano sprecare ogni anno 15 miliardi, pari ad 1 punto di Pil, per gestire i complessi rapporti con la Pubblica Amministrazione”.
Lo ha detto Giorgio Guerrini durante un’Audizione sulla semplificazione normativa e amministrativa presso la Commissione Parlamentare per la semplificazione della legislazione.
Il peso maggiore della burocrazia, pari a 11,3 miliardi l’anno, viene sopportato dalle microimprese fino a 9 addetti. Un sistema a ‘burocrazia zero’ consentirebbe alle micro imprese di incrementare la produttività del 5,8% e di recuperare il 53,7% del gap di produttività che oggi scontano rispetto alla media di Francia, Germania, Spagna.

Guerrini ha poi ricordato i risultati di un sondaggio ISPO/Confartigianato su un campione di 1.200 persone tra artigiani, piccoli imprenditori e cittadini. Dalla rilevazione emergono esigenze identiche di cittadini e imprenditori per quanto riguarda le azioni considerate più utili alla semplificazione burocratica: il 45% degli intervistati ritiene necessario ridurre il numero degli uffici pubblici cui bisogna rivolgersi per adempiere ad obblighi amministrativi. Altrettanto importante la necessità di semplificare le norme (indicata dal 45% degli imprenditori) e gli adempimenti burocratici (41%). Nella classifica degli enti pubblici dove, a giudizio degli imprenditori e dei cittadini, è richiesto il maggior numero di pratiche inutili e quindi dove il peso della burocrazia è maggiore, vengono indicati, gli sportelli dei Comuni.
Tra le ‘ricette’ per superare queste difficoltà, piace al 79% degli imprenditori la proposta dell’intervento di soggetti privati, come le associazioni di categoria, nella gestione di ‘pezzi’ della Pubblica Amministrazione. Una proposta che riscuote anche il gradimento del 60% dei cittadini. Un’altra ipotesi per semplificare la vita delle imprese, vale a dire quella di eliminare i controlli preventivi per le imprese, sostituendoli con rigorosi controlli ex post, incontra il favore del 52% degli imprenditori.

Sulla base delle risposte al sondaggio Guerrini ha ribadito 6 principi-chiave per semplificare i rapporti con la P.A:
1. Creare un punto unico di contatto, pubblico o privato, cui l’imprenditore può rivolgersi per gestire tutti gli adempimenti connessi all’attività d’impresa;
2. Eliminare i controlli ex ante sull’attività d’impresa, in modo che, a seguito di una apposita dichiarazione, si possa avviare immediatamente l’attività;
3. Rafforzare i controlli ex-post sull’attività di impresa, cioè quelli successivi alla fase di autorizzazione, per verificare l’effettiva conformità dell’impresa alle norme sostanziali a tutela degli interessi pubblici, cui è preposta la Pubblica amministrazione (ad es. sicurezza, ambiente, sanità, etc.);
4. Creare un supporto tecnico di enti privati accreditati per certificare la conformità delle imprese alle norme vigenti;
5. Creare omogeneità di trattamento in tutto il Paese, con livelli minimi di semplificazione da intendersi come standard di efficienza della PA, cui tutte le amministrazioni siano tenute a conformarsi;
6. Tutelare l’impresa rispetto ai ritardi della P.A nell’autorizzare l’avvio dell’impresa tramite un indennizzo automatico per il mancato rispetto dei termini del procedimento.

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sabato 20 dicembre 2008

Al via la fase due di Impresa Italia

Parte la seconda fase del progetto Impresa Italia. Dopo la sigla della lettera di intenti avvenuta il 5 novembre, si passa all’attuazione dell’iniziativa con la firma degli accordi quadro tra le Associazioni di rappresentanza delle piccole imprese italiane e UniCredit Group.
Le prime a sottoscrivere l’accordo sono le Organizzazioni di rappresentanza dell’artigianato: Confartigianato, CNA, Casartigiani e FedartFidi, la Federazione unitaria costituita dalle tre Confederazioni che rappresenta 211 Confidi i quali garantiscono ogni anno 5 miliardi di finanziamenti alle 700.000 imprese associate.

L’accordo prevede un’offerta creditizia innovativa e personalizzata per le esigenze degli artigiani e dei piccoli imprenditori e valorizza il ruolo svolto della rete dei Confidi artigiani capillarmente diffusi in tutto il territorio nazionale.
Per il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini, il Presidente di Cna Ivan Malavasi e il Presidente di Casartigiani Giacomo Basso “il mondo dell’imprenditoria artigiana ha colto immediatamente la portata dell’intervento proposto da Unicredit e si accinge per prima a dargli attuazione, consentendo ai propri associati di poter contare immediatamente, in un momento particolarmente difficile dell’economia nazionale, su crediti sia a breve termine per il rafforzamento della gestione del circolante aziendale, sia a medio-lungo termine per effettuare i propri investimenti”. Auspichiamo, proseguono i presidenti, che l’accordo sottoscritto possa rappresentare uno stimolo per nuove modalità di relazione tra le piccole imprese e l’intero sistema bancario.
Per Gabriele Piccini, Responsabile della Divisione Retail Italy di UniCredit Group, “In una situazione come l’attuale, questa iniziativa dà un segnale inequivocabile della nostra volontà di essere sempre al fianco delle piccole imprese del paese. L’importo stanziato - che sarà disponibile per le imprese già da inizio gennaio - e le forti sinergie con le Associazioni di categoria e con i Confidi sono la più chiara dimostrazione di come intendiamo essere Banca del Territorio. Nessuna restrizione del credito dunque, ma credito di qualità e sostegno alle imprese meritevoli”.
L’accordo quadro, frutto di un intenso lavoro di confronto tra UniCredit Group, Confartigianato, CNA, Casartigiani e Fedart Fidi, individua le seguenti aree di intervento:
1 sostegno degli investimenti produttivi (tra i quali il risparmio energetico);
2 miglioramento della struttura finanziaria delle imprese anche attraverso interventi finalizzati al riequilibrio finanziario aziendale;
3 rafforzamento della gestione del circolante a fronte dell’allungamento dei tempi di incasso;
4 miglioramento della struttura patrimoniale con interventi finanziari ad hoc.

Per la nuova iniziativa Impresa Italia il Gruppo UniCredit ha rinnovato completamente l’approccio convenzionale con numerose novità. Tra queste un catalogo prodotti con un’innovativa offerta di soluzioni ad hoc e migliorative di prodotti esistenti proprio per soddisfare tutte le possibili esigenze delle piccole aziende, soprattutto quelle legate alla particolare congiuntura economica che stiamo attraversando. Il catalogo prevede un ampliamento dell’offerta che comprende finanziamenti a breve, a medio e lungo termine, Leasing e, per la prima volta, Factoring modulato anche per le piccole imprese. Tra le opzioni predisposte da Unicredit Group, le Associazioni territoriali di Confartigianato, CNA, Casartigiani e i loro Confidi insieme con le Direzioni Commerciali delle Banche, definiranno i prodotti più coerenti per i singoli territori.
Tra le altre novità, servizi per migliorare la qualità delle relazioni tra Banca, Associazioni artigiane e Confidi. Innanzitutto tavoli di confronto dedicati tra Banche, Associazioni e Confidi per operare verifiche congiunte su base mensile (a livello territoriale) e su base trimestrale (a livello nazionale) per monitorare i risultati dell’iniziativa e identificare/risolvere eventuali necessità o controversie intercorse.
Inoltre, è prevista la creazione di una Extranet dedicata con accesso limitato per permettere ai Confidi e alle Associazioni artigiane di utilizzare il calcolatore “Business Prime” (software che consente di ottimizzare il finanziamento concedibile da Unicredit) per consulenza finanziaria evoluta all’impresa. Infine l’indicazione di un decalogo di regole/formazione condivise utile per migliorare, o non deteriorare, il rating delle aziende.
L’accordo impegna entrambe le parti a diffondere l'iniziativa presso le strutture sul territorio, anche attraverso comunicazioni e iniziative congiunte, e impegna la banca a praticare un listino prezzi favorevole rispetto alle condizioni standard, differenziato per forma tecnica e commisurato all'andamento del rischio, delle condizioni di mercato e all’eventuale garanzia Confidi acquisita, che viene ulteriormente valorizzata.
A partire dalle prossime settimane verranno definiti i testi delle Convenzioni operative tra le banche di riferimento (UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia e Unicredit Corporate Banking), le Associazioni artigiane locali e i Confidi. I primi finanziamenti saranno quindi erogabili sin dal prossimo mese di gennaio.

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lunedì 15 dicembre 2008

Il federalismo fiscale e le aspettative delle piccole imprese

Il federalismo fiscale – secondo Confartigianato - dovrà introdurre elementi di razionalizzazione negli interventi pubblici e di qualificazione della spesa. I recuperi di efficienza della pubblica amministrazione, e i conseguenti risparmi, dovranno essere, prioritariamente, destinati a ridurre la pressione fiscale che grava su imprese e famiglie. Secondo la Confederazione va evitato, magari con l’introduzione di un tetto massimo globale di prelievo operabile dai diversi livelli di governo, che la pressione fiscale che grava su cittadini e imprese raggiunga livelli inaccettabili e che vengano introdotte inutili complicazioni burocratiche negli adempimenti fiscali. Nel Disegno di legge, infatti, la struttura delle imposte non è completamente delineata. Tuttavia, Confartigianato giudica eccessivo il ricorso all’Irpef come strumento di flessibilità e manovrabilità a disposizione di Regioni ed Enti locali.
I principali avversari della riforma federalista hanno spesso denunciato che l’attuazione del federalismo fiscale in Italia potrebbe allontanare il Sud dal resto del Paese.
Secondo una recente indagine condotta dall’Ufficio studi di Confartigianato, il PIL pro-capite regionale della Valle d’Aosta, prima regione in questa speciale classifica, nel 2006 si è attestato su una cifra pari al doppio rispetto al PIL pro-capite della Calabria, ultima regione italiana. Gli ultimi otto posti della classifica, secondo i dati Istat, sono occupati proprio dalle otto regioni meridionali.
Il pericolo di spezzare in due il Paese potrà essere scongiurato se, come ha sottolineato Confartigianato, la costruzione del federalismo fiscale sarà accompagnata da forti elementi di solidarietà che permettano al Mezzogiorno, in un congruo lasso di tempo, di colmare le differenze con il resto del Paese. Per permettere lo sviluppo dei territori che presentano un grado di competitività nettamente inferiore rispetto al sistema Paese, vanno ricercate, in conformità alla legislazione comunitaria, tutte le possibili forme di fiscalità di sviluppo.

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domenica 14 dicembre 2008

10 buone ragioni



II Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini ritiene vi siano le seguenti 10 ottime ragioni per ripristinare la norma che prevede agevolazioni del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

1. IN 2 ANNI, 240.000 DOMANDE E 3,4 MILIARDI DI INVESTIMENTI
Gli incentivi hanno generato, in 2 anni, oltre 240.000 domande che hanno prodotto un volume di 3,4 miliardi di investimenti in ristrutturazioni ed isolamento di edifici, in installazione di pannelli solari, di caldaie a condensazione e di impianti a maggiore efficienza.

2. PIU’ VALORE A UN SETTORE CHIAVE DELL’ECONOMIA CON 610.000 IMPRESE E 2 MILIONI DI ADDETTI
Il settore del 'sistema casa' coinvolto dalle politiche per l'efficienza energetica comprende 609.972 imprese, di cui 98,4% con meno di 20 addetti, che occupano 1.963.869 addetti, e che realizzano un valore aggiunto di 66,9 Miliardi di euro.

3. UNA SPINTA ALL’OCCUPAZIONE
Nel decennio 1998-2007, in cui era vigente l'incentivo del 36% per le ristrutturazioni degli immobili, l'occupazione nel comparto costruzioni (edilizia e installazioni impianti) è cresciuta di 492.000 unità, con un incremento del 29,5%, a fronte di una crescita del 12,9% negli altri settori dell'economia (agricoltura, manifatturiero e servizi).

4. SENZA BONUS ENERGIA, FORTI RISCHI PER L’OCCUPAZIONE
La mancata conferma dell'incentivazione del 55% impedirebbe 92.700 interventi di riqualificazione, con il rischio di provocare la perdita del posto di lavoro per 11.067 addetti del comparto.

5. UN SUCCESSO NEL LUNGO PERIODO
Tra il 1998 e il 2007 sono state effettuate 3.226.307 richieste di agevolazione per le ristrutturazioni in edilizia, L'utilizzo degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni ha visto nel primo periodo di applicazione 1998-2002 un trend di costante crescita, cui è seguita una flessione nel 2003 recuperata nel 2006. Le ristrutturazioni in edilizia hanno raggiunto le 402.811 unità nel 2007, anno del boom di richieste di agevolazioni dopo 10 anni dall’introduzione.

6. UN’ARMA CONTRO L’ABUSIVISMO
Il meccanismo del contrasto di interessi connesso agli incentivi fiscali per le ristrutturazioni frena il fenomeno dell’abusivismo nel settore costruzioni dove gli operatori irregolari che fanno concorrenza sleale agli imprenditori sono 283.700.

7. STRUMENTO CONTRO L’INQUINAMENTO DA CO2
Il 12,2% delle emissioni in atmosfera, pari a 62 milioni di tonnellate di CO2, provengono dal riscaldamento delle abitazioni. Tra il 1995 e il 2005 le emissioni da riscaldamento delle abitazioni sono cresciute del 15,8%, ad un tasso superiore a quello delle emissioni globali, salite dell'11,7% nello stesso periodo.

8. ANTIDOTO AL CALO DI PRODUZIONE NEI SETTORI DEL SISTEMA CASA
Gli incentivi servono a risollevare le sorti del settore costruzioni dove l'indice della produzione ha segnato, nel terzo trimestre del 2008, una diminuzione del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2007. Critica la situazione anche nei settori che ricomprendono la filiera interessata dagli incentivi: nei primi 10 mesi del 2008, rispetto allo stesso periodo del 2007, la produzione del settore del legno e prodotti in legno è scesa del 9%, quella della lavorazione di piastrelle, mattoni, vetro, ecc. del 6,1%, quella dei prodotti in metallo è scesa del 3,8% e quella della produzione di macchine e apparecchi meccanici segna - 0,7%.

9. LA STRADA GIUSTA PER RIDURRE IL GAP CON L’UE SU POLITICHE ABITATIVE
Gli incentivi servono a recuperare terreno rispetto all’Europa sul fronte della spesa italiana per le politiche abitative. Gli investimenti delle aziende di servizio pubblico locali nell'edilizia residenziale pubblica sono crollati tra il 2003 e il 2007 del 21,1%, mentre negli altri settori i servizi pubblici locali hanno accresciuto gli investimenti del 55,5%.
La mancata incentivazione della spesa privata di riqualificazione delle abitazioni si somma alla più bassa spesa pubblica per politiche abitative: nel 2006, l'Italia ha speso lo 0,7% del PIL contro l'1,9% della Francia, l'1,0% del Regno Unito, lo 0,9% della Germania. Il divario tra Italia ed Europa si è progressivamente allargato tra il 1996 e il 2006: in questo periodo la spesa pubblica per abitazioni e assetto del territorio in Italia è scesa di 0,3 punti di PIL, mentre in Europa è salita di 0,1 punti di PIL.

10. SOSTEGNO ALLA DOMANDA INTERNA CONTRO IL CALO DELL’EXPORT
Gli incentivi possono sostenere la domanda interna delle imprese del 'sistema casa', un settore che sta ‘soffrendo’ molto anche a seguito dello scoppio delle bolle immobiliari negli USA e in Spagna. Nel periodo gennaio-agosto 2008 l’export italiano di prodotti in legno e di falegnameria per l'edilizia, piastrelle e rivestimenti, mattone e tegole, porte e finestre, radiatori e caldaie è crollato del 3,1%, a fronte di una tenuta dell'export complessivo italiano del 4,6%.

Dati: Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su fonti Istat, Enea, Agenzia delle Entrate, Eurostat, Mef-Confservizi.


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venerdì 5 dicembre 2008

Nella giusta direzione, si, però...


Il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini (nella foto), nel confermare il giudizio positivo sulle misure varate dal Governo, sottolinea la necessità di modifiche su alcuni aspetti del provvedimento.
Il decreto anti-crisi va nella direzione giusta. Ma per renderlo davvero efficace va completato e corretto”.
Guerrini apprezza la revisione degli studi di settore. “trovano conferma le indicazioni di Confartigianato sia per quanto riguarda la valorizzazione degli Osservatori regionali sia per quanto concerne la necessità di adeguarli agli indicatori congiunturali”.
Ma aggiunge “non comprendiamo le ragioni dell’esclusione di 3,3 milioni di imprese, tra ditte individuali e società di persone soggette ad Irpef, dalle misure di riduzione degli acconti d’imposta”.
Così come giudica “altrettanto incomprensibile l’esclusione dei lavoratori indipendenti dal beneficio del bonus straordinario. Gli impegni del Governo per favorire la spinta imprenditoriale sembrano essere negati da questa discriminazione tra categorie di lavoratori”.
Positivo il giudizio sulla possibilità di pagare l’Iva al momento dell’incasso della fattura. Ma, anche in questo caso, Guerrini richiama l’attenzione sul fatto che “l’efficacia della misura dipenderà dalla soglia di ricavi che verrà stabilita”.
Sul fronte delle condizioni di accesso al credito da parte di artigiani e piccoli imprenditori, Guerrini esprime “forte preoccupazione per i tempi di attuazione del positivo provvedimento che potenzia i Consorzi fidi” e mette in guardia sul “rischio che il rinvio ad ulteriori decreti ne ritardi l’utilizzazione, vanificandone l’efficacia”.
Analogamente il provvedimento per ridurre i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese rappresenta, per il Presidente di Confartigianato, “una misura estremamente utile che, però, necessità di un’immediata utilizzazione e di un meccanismo automatico per garantire la compensazione tra debito tributario iscritto a ruolo e credito di qualsiasi natura vantato dalle imprese nei confronti della PA debiti e crediti”.
Positivo infine il giudizio sui provvedimenti in materia di lavoro “per l’artigianato e la piccola impresa, grazie agli interventi sugli ammortizzatori sociali, che valorizzano la bilateralità, di fatto nasce un sistema alternativo alla cassa integrazione. E si completa la riforma del modello contrattuale dell’artigianato siglata pochi giorni fa da Confartigianato, dalle altre Confederazioni artigiane e da Cisl e Uil”.

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martedì 18 novembre 2008

L'importanza del settore artigiano

Presidente dei giovani imprenditori di confartigianato, Marco Colombo intervistato dal Il Giornale , si dichiara convinto della necessità di sostenere l'artigianato dichiarando: "se improvvisamente diventassi ministro dello sviluppo economico, metterei subito in atto un piano per dare vitalità all'impresa artigiana e alle pmi, attraverso l'attivazione dei finanziamenti necessari alla crescita del settore e alla creazione dell'indotto. Non dimenticherei, poi, il valore sociale di un comparto da cui dipendono innumerevoli iniziative".
Colombo ritiene che il settore si soffocato dai numerosi intoppi burocratici, dalle eccessive richieste di garanzia per l'accesso al credito da parte delle banche e, non da ultimo, da una cultura ancora troppo radicata a un'immagine dell'artigiano come bottegaio e non come vero e proprio imprenditore.

Signor Colombo, siamo con lei!

domenica 16 novembre 2008

I piccoli imprenditori e la crisi

Da un sondaggio Confartigianato -Ispo, effettuato su un campione di consociati, è risultato che il 60,5% degli artigiani ritiene molto utile l’intervento dello Stato per affrontare la crisi finanziaria. E, a questo proposito, gli imprenditori non hanno dubbi: l’azione considerata più efficace è, per oltre il 58% del campione, la diminuzione del carico fiscale.
La rilevazione fa emergere una percezione molto netta, ma non ancora drammatica, delle difficoltà congiunturali: il 51,8% dei piccoli imprenditori è convinto che nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà.
Tuttavia soltanto un terzo degli imprenditori intervistati (34,1%) ritiene che peggiorerà la situazione economica della propria azienda, mentre il 44,3% del campione pensa che resterà invariata, cioè positiva come ora.
Molto diffusi tra gli artigiani (73% degli intervistati) i timori per l’aumento dei tassi di interesse.
Scende invece al 40,5% la percentuale di imprenditori preoccupati per la tenuta dei livelli occupazionali della propria azienda.
Il 56% degli imprenditori è preoccupato per l’accesso al credito e il 21% ha percepito azioni restrittive da parte delle banche, soprattutto la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse.
Oltre la metà del campione (56%) pensa di far fronte a possibili future esigenze di liquidità per la propria azienda tramite autofinanziamento e il 26% tramite credito bancario.
Tra i problemi più gravi denunciati dagli imprenditori in questa fase di crisi, vi sono i ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione.
Infatti, le piccole imprese che forniscono beni e servizi alla PA devono aspettare, in media, 3 mesi e mezzo per essere pagati dalla Pubblica Amministrazione. Ma per 222.000 imprese – pari al 28% di quelle che forniscono beni e servizi alla PA – l’attesa supera i 4 mesi.
La situazione delle imprese delineata nel sondaggio – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini – rende improcrastinabili interventi di sostegno all’economia reale”. Il Presidente Guerrini indica i seguenti interventi prioritari: sostenere l’accesso al credito e gli investimenti delle micro e piccole imprese mediante il rafforzamento del sistema dei Consorzi Fidi; spostare il versamento dell’Iva al momento dell’incasso delle fatture; misure di tutela delle imprese soggette agli studi di settore; misure sul versamento della II rata di acconto Irpef; revisione delle tariffe dei premi assicurativi Inail; intervenire sui tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione mediante la compensazione tra debito tributario iscritto a ruolo e credito di qualsiasi natura vantato dalle imprese nei confronti della PA”.

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