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venerdì 20 marzo 2009

Meglio tardi che mai

Sono queste le parole con le quali il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini ha espresso soddisfazione sull'avvio del Tavolo per il rilancio economico delle Pmi. Insediatosi presso il Ministero dello Sviluppo Economico il 18 marzo, obiettivo del tavolo d'attuazione è quello di formulare proposte concrete finalizzate a semplificare la vita delle piccole imprese liberandole dai vincoli burocratici e dagli oneri amministrativi, così come previsto dallo Small Business Act.
Il primo provvedimento è per ora l'ampliamento fino a 1,5 miliardi di euro del Fondo di garanzia per il credito alle piccole e medie imprese, che servirà per riattivare i meccanismi di fiducia nelle banche e porre un argine al credit crunch.

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martedì 24 febbraio 2009

Valori e impegno per reagire alla crisi


Il 16 febbraio il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano ha ricevuto al Quirinale il Comitato di Presidenza di Confartigianato.
Il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini ha approfittato dell'occasione per ricordare al Capo dello Stato l'importanza dei valori e del ruolo economico e sociale espressi dall'artigianato e dalla piccola impresa "che rappresentano il 95% dell'economia italiana e sono protagonisti di quel made in Italy che il mondo ci invidia", ed ha ribadito l'impegno per "contribuire, da cittadini ed imprenditori, a fare della crisi un'occasione per affrontare le debolezze del nostro sistema Paese, le sue insufficienze ed i suoi problemi".

Il Presidente Guerrini ha espresso la convinzione che "i valori dell'artigianato e della piccola impresa, l'arte del saper fare, il lavoro come impegno e sacrificio, debbano essere riproposti con forza nel Paese, perché, dopo qualche decennio in cui sono prevalsi modelli più aggressivi e speculativi e in cui molti hanno immaginato che si potesse vivere e guadagnare senza lavorare, mai come ora c'è bisogno di chi realmente produce ricchezza e la diffonde nel territorio".

Fonte comunicato stampa di Confartigianato

martedì 17 febbraio 2009

12,5 miliardi l'anno, il prezzo della crisi del credito

L’allarme viene dal Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il quale ha segnalato in una lettera al Presidente del Consiglio il peggioramento delle condizioni di accesso ai finanziamenti bancari da parte delle piccole imprese.

Ad aggravare la situazione di accesso al credito non è solo il costo del denaro ma anche le condizioni per ottenerlo: richieste ingiustificate di rientro anticipato degli affidamenti, aumento dello spread sui tassi di interesse, richieste di maggiori garanzie, allungamento dei tempi delle procedure burocratiche contribuiscono a rendere la situazione ancora più difficile.
Secondo Guerrini “L’atteggiamento delle banche appare tanto più ingiustificato se si considera che a ottobre 2008, nel pieno della crisi, il rapporto sofferenze nette/impieghi totali era addirittura diminuito a 1,08% rispetto al valore di 1,17% rilevato a luglio 2007, prima dello scoppio della crisi dei mutui subprime”.
Dinanzi al dato che le maggiori difficoltà per gli imprenditori si registrano con gli istituti di grandi dimensioni, Guerrini aggiunge “Ciò dimostra che i processi di acquisizione e fusione del sistema bancario non hanno creato condizioni di maggiore convenienza per la clientela. Per le piccole imprese l’accesso al credito rimane più facile con le banche più piccole e radicate nel territorio, in particolare le banche popolari e gli istituti di credito cooperativo, che infatti erogano il 43,8% del totale dei prestiti bancari alle micro e piccole imprese con meno di 20 addetti”.
Infine sottolinea che “Il nostro sistema economico rischia di crollare non perché alle imprese sia venuta meno la voglia di rischiare, ma per la crisi di liquidità. I nostri imprenditori non hanno perso la voglia di investire e di reagire alla congiuntura negativa. Ma questa loro propensione viene bloccata da un atteggiamento non altrettanto coraggioso da parte degli istituti bancari”.

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venerdì 13 febbraio 2009

Stato cattivo pagatore

Di seguito un comunicato diramato dall'ufficio stampa di Confartigianato.

Roma, 13 febbraio 2009

20.000 imprese ‘vittime’ dei ritardi di pagamento dello Stato aspettano da anni il saldo delle agevolazioni previste dalla legge 488/92.
Un iter burocratico lungo e tortuoso ha bloccato l’erogazione dell’ultima tranche delle risorse già assegnate alle aziende per finanziare, in base appunto alla legge 488/92, programmi di investimento, come l’acquisto di macchinari e la costruzione di immobili, per ampliare e ammodernare l’impresa.
Il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini si è rivolto al Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola per denunciare l’ennesimo caso di ritardo dei pagamenti da parte dello Stato nei confronti degli imprenditori.
In pratica, gli imprenditori che hanno completato e collaudato le opere per le quali avevano richiesto i fondi previsti dalla legge n. 488/92, attendono ormai da anni, nei casi più gravi oltre quattro, l’erogazione dell’ultima rata dei contributi.
La soluzione del problema appare molto lontana. Infatti, oltre a mancare le regole che accertino il completamento degli investimenti dando il via libera ai fondi, c’è anche da considerare che la Legge Finanziaria 2008 ha ulteriormente complicato le cose ridefinendo i termini e l’applicazione della cosiddetta “perenzione amministrativa”, vale a dire la decadenza dei residui di spesa in conto capitale, abbassata da sette a tre anni.
“Nell’attuale situazione di congiuntura negativa – sottolinea Guerrini – la chiusura delle pratiche con l’erogazione del saldo di un contributo per cui sono stati sostenuti e conclusi da anni i relativi investimenti, costituirebbe, per le imprese beneficiarie, la certezza di risorse utili a fronteggiare contingenti crisi di liquidità”.
Il Presidente di Confartigianato auspica pertanto che il Ministero dello Sviluppo Economico adotti “ogni utile provvedimento per velocizzare la definizione istruttoria delle situazioni tuttora pendenti e, ai fini della semplificazione del processo, consentire alle imprese di autocertificare la fine dei lavori”. Secondo Guerrini “ciò metterebbe sulla giusta strada per assicurare finalmente e tempestivamente alle imprese che ne hanno titolo il riconoscimento dei loro diritti”.



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venerdì 16 gennaio 2009

Il saper fare, una risposta alla crisi



Riporto integralmente il comunicato relativo alla presentazione del libro "l'uomo artigiano" di Richard Sennett.
Buona lettura

L'artigianato, nella sua accezione più autentica di ‘arte di saper fare’ e di ‘saper fare con arte’, riafferma la sua straordinaria attualità nel volume del sociologo statunitense Richard Sennett ‘L’uomo artigiano’ fresco di stampa per i tipi di Feltrinelli.
Il libro è stato presentato il 13 gennaio a Milano, presso la Fondazione Feltrinelli. All’iniziativa promossa dalla casa editrice sono intervenuti l’autore, il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini, il Prof. Guido Martinotti, docente di Sociologia urbana all’Università di Milano Bicocca.
E’ stato lo stesso Sennett, professore di Sociologia alla New York University e alla London School of Economics, a spiegare l’importanza che oggi, nella fase di crisi dell’economia mondiale, assumono le caratteristiche dell’uomo artigiano: saper fare bene le cose per il proprio piacere. Una regola di vita semplice e rigorosa che ha consentito lo sviluppo di tecniche raffinatissime e la nascita della conoscenza scientifica moderna. ‘L'uomo artigiano’ è la riscoperta della fondamentale pulsione umana all’’arte di saper fare’ e al ‘saper fare con arte’, antidoto all’erosione di ogni eccellenza.
Il libro di Sennett offre numerosi spunti di lettura: è un saggio erudito e, unico nel panorama editoriale a livello internazionale, ricchissimo di spunti e di approfondimenti che, tra presente e passato, toccano gli aspetti storici, filosofici, sociologici e antropologici dell’essere artigiano.
Durante la presentazione del volume, il Prof. Sennett ha ammesso che il titolo suggerisce soprattutto una dimensione manuale del lavoro. “Ma – ha spiegato - non è la lettura corretta e non è ciò a cui tengo di più. Il mio obiettivo è stato piuttosto mettere in evidenza ciò che c’è dietro al lavoro artigiano, ovvero la passione e la cura per quel che si fa. E ciò non cambia se si è operai, impiegati, programmatori di software, medici o addirittura genitori e artisti”.
In numerose pagine del volume, Sennett evoca Efesto, il dio greco brutto e storpio che è orgoglioso del proprio mestiere di fabbro e ha una dedizione assoluta per quel che fa (“Efesto è la persona più dignitosa che possiamo diventare” scrive come ultima riga del libro). Tutto il contrario di quello che la globalizzazione impone oggi ai lavoratori: disponibilità a cambiare, attività in ogni momento a scapito della sicurezza esistenziale ma anche della qualità del lavoro. È questo il cuore del messaggio del sociologo statunitense: “se efficienza e velocità diventano il metro per giudicare il lavoro, se la mobilità e il multitasking vincono, allora la maestria di chi lavora va a farsi benedire. E a perdere siamo tutti”.
‘L’uomo artigiano’ è anche un viaggio nel tempo e nello spazio in cui si sono manifestate le forme più preziose di artigianato: a cominciare dall’Italia, (“paese artigiano per eccellenza”, lo ha definito Sennett che nutre per l’Italia una grande passione) e dalle antiche botteghe dove si formavano i Raffaello e i Benvenuto Cellini o venivano levigati e assemblati in aurea misura gli Stradivari che ancora ci incantano. Fino ad arrivare ai moderni laboratori dove si mette a punto il sistema Linux. Tutto per scoprire - attraverso ciò che la scienza ci insegna e la società ci chiede - come funziona la sinergia mente-mano-desiderio-ragione, che ha fatto grande il mondo occidentale e forse può oggi restituirgli saggezza e opportunità per un nuovo modello di sviluppo.

Sennett, malgrado veda gli effetti negativi della globalizzazione, non ha nostalgia per un passato fatto di sano lavoro manuale contrapposto all’organizzazione attuale che penalizza la qualità. «Da cosa dipende che un lavoro sia un buon lavoro? La scoperta che ho fatto scrivendo il libro è che esiste una connessione tra il modo in cui i lavoratori moderni concepiscono un buon lavoro e le abilità di tipo più tradizionale». E questo legame, nota Sennett, ha anche effetti etici e civili fondamentali: è l’Illuminismo e la sua eredità.
Non ci sarà nostalgia, ma di sicuro si sente una certa dose di scetticismo nelle parole di Richard Sennett. Ma allora non si può fare nulla per invertire la tendenza, planetaria, che allontana le persone dal loro lavoro, che le fa disamorare? “Penso – ha detto Sennett - che qualcosa si possa fare, ma le aziende devono puntare sulle persone. Negli ultimi quindici anni soprattutto in Gran Bretagna, Stati Uniti e Cina si è investito pochissimo per sviluppare le qualità dei dipendenti. Ci sono eccezioni, pure negli Usa, che rappresentano il punto più estremo di questa tendenza, ma appunto, rimangono eccezioni. Investire sulle persone costa molti soldi”. C’è chi lo fa in Germania o in Giappone dove persino in un regime di flessibilità continuano a sviluppare le capacità professionali dei loro impiegati. E Sennett ricorda il caso ormai di scuola della Toyota in cui soddisfazione dei dipendenti e produttività viaggiano parallele. Tuttavia, la craftsmanship, misto magico di know how e know that, oggi si trova molto di più in India che in Occidente e “per questo le aziende americane come Microsoft o Google non aspettano altro che il mercato del lavoro americano si apra ai lavoratori specializzati provenienti da Oriente”.
Nel suo intervento durante la presentazione del libro, il Presidente di Confartigianato Guerrini ha ringraziato il Professor Sennett “perché – ha detto - con ‘L’uomo artigiano’ ha analizzato con grande efficacia un tema troppo spesso sottovalutato, considerato fuori moda, e che, invece, oggi assume una straordinaria attualità”.
“Il volume - ha sottolineato Guerrini - descrive un modo di produrre. Ma, soprattutto, ci parla di un modo di essere. Al punto che il titolo sarebbe dovuto essere ‘L’uomo è artigiano’, prorpio perché gli elementi costitutivi dell’Uomo Artigiano sono in tutti noi: sono il desiderio di produrre un lavoro ben fatto e sono le abilità necessarie al ‘ben fare’. Queste caratteristiche appartengono non soltanto agli imprenditori artigiani ma anche a tutti coloro che amano il proprio lavoro, che lo svolgono con passione, che ogni giorno si impegnano per conseguire un risultato utile a se stessi e agli altri, alla comunità di cui fanno parte”.
Secondo Guerrini “questi valori, la riscoperta dell’’essere artigiani’, rappresentano una ‘ricettta’ per reagire alla crisi che attraversa l’economia a livello mondiale. In questa fase di difficoltà, in cui paghiamo duramente gli effetti delle bolle speculative, dell’economia di carta’, di una finanza frenetica e troppo disinvolta, dobbiamo tornare agli elementi costitutivi dell’uomo artigiano, dobbiamo tornare all’economia reale. Dobbiamo ritrovare il ritmo, il gusto, l’orgoglio, la fatica, la soddisfazione di costruire cose ben fatte. Serve un’iniezione di valori artigiani nel mondo del lavoro. In questo senso, l’Italia - paese di antica e preziosa tradizione artigiana - può dare una grande lezione”. Guerrini ha tuttavia messo in guardia dal “rischio di considerare l’artigianato secondo la vecchia ed oleografica concezione del lavoro faticoso e manuale. Vale a dire proprio quell’immagine distorta che ha finito per allontanare i giovani dalle aziende artigiane. Anche grazie alle analisi di Sennett, l’artigianato ritrova invece una corretta identità nell’integrazione tra mente e mano, tra conoscenza teorica e abilità manuale: un mix che garantisce la qualità del prodotto e del servizio”.
“I valori dell’’essere artigiani’ – ha aggiunto il Presidente di Confartigianato - sono espressi dai nostri imprenditori campioni del ‘saper fare’, interpreti eccellenti dei valori della tradizione produttiva italiana, dell’unicità, del ‘fatto a mano’, del ‘su misura’, del ‘fuori serie’. Ma appartengono anche a tutti coloro che non si limitano a ‘timbrare il cartellino’. A tutti coloro i quali, qualunque attività svolgano, a qualsiasi classe sociale appartengano, si impegnano per svolgere bene il proprio lavoro, consapevoli ed orgogliosi del risultato, anche etico, che esso produce per loro stessi e per gli altri. Possono sembrare concetti banali. Non lo sono affatto se consideriamo che proprio questi valori sono alla base dello sviluppo economico e sociale del nostro Paese, sono proprio questi elementi qualificanti del ‘codice genetico artigiano’ i punti di forza del cosidetto made in Italy. Il libro del Professor Sennett ha il grande merito di aver descritto questo nostro prezioso patrimonio”.
“Il suo libro - ha detto Guerrini al Professor Sennett - dovrebbe entrare nelle aule scolastiche per insegnare ai nostri figli che c’è un futuro di lavoro gratificante, che sulle proprie abilità, competenze, passioni si può costruire un avvenire. Che non bisogna rassegnarsi ad una esistenza da precario o da centralinista in un call center. Ma credo che il suo libro dovrebbe essere letto anche da chi ha la responsabilità di guidare il Paese affinché, nelle scelte per reagire alla crisi, possa essere compreso e valorizzato quell’”essere artigiani” che gli individui esprimono nel proprio lavoro”.


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lunedì 22 dicembre 2008

Risolvere la crisi semplificando

Semplificare l’attività della P.A. e tagliare gli oneri burocratici: è una potente leva che il Governo può muovere per aiutare imprese e cittadini ad affrontare la crisi ed evitare che gli imprenditori debbano sprecare ogni anno 15 miliardi, pari ad 1 punto di Pil, per gestire i complessi rapporti con la Pubblica Amministrazione”.
Lo ha detto Giorgio Guerrini durante un’Audizione sulla semplificazione normativa e amministrativa presso la Commissione Parlamentare per la semplificazione della legislazione.
Il peso maggiore della burocrazia, pari a 11,3 miliardi l’anno, viene sopportato dalle microimprese fino a 9 addetti. Un sistema a ‘burocrazia zero’ consentirebbe alle micro imprese di incrementare la produttività del 5,8% e di recuperare il 53,7% del gap di produttività che oggi scontano rispetto alla media di Francia, Germania, Spagna.

Guerrini ha poi ricordato i risultati di un sondaggio ISPO/Confartigianato su un campione di 1.200 persone tra artigiani, piccoli imprenditori e cittadini. Dalla rilevazione emergono esigenze identiche di cittadini e imprenditori per quanto riguarda le azioni considerate più utili alla semplificazione burocratica: il 45% degli intervistati ritiene necessario ridurre il numero degli uffici pubblici cui bisogna rivolgersi per adempiere ad obblighi amministrativi. Altrettanto importante la necessità di semplificare le norme (indicata dal 45% degli imprenditori) e gli adempimenti burocratici (41%). Nella classifica degli enti pubblici dove, a giudizio degli imprenditori e dei cittadini, è richiesto il maggior numero di pratiche inutili e quindi dove il peso della burocrazia è maggiore, vengono indicati, gli sportelli dei Comuni.
Tra le ‘ricette’ per superare queste difficoltà, piace al 79% degli imprenditori la proposta dell’intervento di soggetti privati, come le associazioni di categoria, nella gestione di ‘pezzi’ della Pubblica Amministrazione. Una proposta che riscuote anche il gradimento del 60% dei cittadini. Un’altra ipotesi per semplificare la vita delle imprese, vale a dire quella di eliminare i controlli preventivi per le imprese, sostituendoli con rigorosi controlli ex post, incontra il favore del 52% degli imprenditori.

Sulla base delle risposte al sondaggio Guerrini ha ribadito 6 principi-chiave per semplificare i rapporti con la P.A:
1. Creare un punto unico di contatto, pubblico o privato, cui l’imprenditore può rivolgersi per gestire tutti gli adempimenti connessi all’attività d’impresa;
2. Eliminare i controlli ex ante sull’attività d’impresa, in modo che, a seguito di una apposita dichiarazione, si possa avviare immediatamente l’attività;
3. Rafforzare i controlli ex-post sull’attività di impresa, cioè quelli successivi alla fase di autorizzazione, per verificare l’effettiva conformità dell’impresa alle norme sostanziali a tutela degli interessi pubblici, cui è preposta la Pubblica amministrazione (ad es. sicurezza, ambiente, sanità, etc.);
4. Creare un supporto tecnico di enti privati accreditati per certificare la conformità delle imprese alle norme vigenti;
5. Creare omogeneità di trattamento in tutto il Paese, con livelli minimi di semplificazione da intendersi come standard di efficienza della PA, cui tutte le amministrazioni siano tenute a conformarsi;
6. Tutelare l’impresa rispetto ai ritardi della P.A nell’autorizzare l’avvio dell’impresa tramite un indennizzo automatico per il mancato rispetto dei termini del procedimento.

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domenica 14 dicembre 2008

10 buone ragioni



II Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini ritiene vi siano le seguenti 10 ottime ragioni per ripristinare la norma che prevede agevolazioni del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

1. IN 2 ANNI, 240.000 DOMANDE E 3,4 MILIARDI DI INVESTIMENTI
Gli incentivi hanno generato, in 2 anni, oltre 240.000 domande che hanno prodotto un volume di 3,4 miliardi di investimenti in ristrutturazioni ed isolamento di edifici, in installazione di pannelli solari, di caldaie a condensazione e di impianti a maggiore efficienza.

2. PIU’ VALORE A UN SETTORE CHIAVE DELL’ECONOMIA CON 610.000 IMPRESE E 2 MILIONI DI ADDETTI
Il settore del 'sistema casa' coinvolto dalle politiche per l'efficienza energetica comprende 609.972 imprese, di cui 98,4% con meno di 20 addetti, che occupano 1.963.869 addetti, e che realizzano un valore aggiunto di 66,9 Miliardi di euro.

3. UNA SPINTA ALL’OCCUPAZIONE
Nel decennio 1998-2007, in cui era vigente l'incentivo del 36% per le ristrutturazioni degli immobili, l'occupazione nel comparto costruzioni (edilizia e installazioni impianti) è cresciuta di 492.000 unità, con un incremento del 29,5%, a fronte di una crescita del 12,9% negli altri settori dell'economia (agricoltura, manifatturiero e servizi).

4. SENZA BONUS ENERGIA, FORTI RISCHI PER L’OCCUPAZIONE
La mancata conferma dell'incentivazione del 55% impedirebbe 92.700 interventi di riqualificazione, con il rischio di provocare la perdita del posto di lavoro per 11.067 addetti del comparto.

5. UN SUCCESSO NEL LUNGO PERIODO
Tra il 1998 e il 2007 sono state effettuate 3.226.307 richieste di agevolazione per le ristrutturazioni in edilizia, L'utilizzo degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni ha visto nel primo periodo di applicazione 1998-2002 un trend di costante crescita, cui è seguita una flessione nel 2003 recuperata nel 2006. Le ristrutturazioni in edilizia hanno raggiunto le 402.811 unità nel 2007, anno del boom di richieste di agevolazioni dopo 10 anni dall’introduzione.

6. UN’ARMA CONTRO L’ABUSIVISMO
Il meccanismo del contrasto di interessi connesso agli incentivi fiscali per le ristrutturazioni frena il fenomeno dell’abusivismo nel settore costruzioni dove gli operatori irregolari che fanno concorrenza sleale agli imprenditori sono 283.700.

7. STRUMENTO CONTRO L’INQUINAMENTO DA CO2
Il 12,2% delle emissioni in atmosfera, pari a 62 milioni di tonnellate di CO2, provengono dal riscaldamento delle abitazioni. Tra il 1995 e il 2005 le emissioni da riscaldamento delle abitazioni sono cresciute del 15,8%, ad un tasso superiore a quello delle emissioni globali, salite dell'11,7% nello stesso periodo.

8. ANTIDOTO AL CALO DI PRODUZIONE NEI SETTORI DEL SISTEMA CASA
Gli incentivi servono a risollevare le sorti del settore costruzioni dove l'indice della produzione ha segnato, nel terzo trimestre del 2008, una diminuzione del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2007. Critica la situazione anche nei settori che ricomprendono la filiera interessata dagli incentivi: nei primi 10 mesi del 2008, rispetto allo stesso periodo del 2007, la produzione del settore del legno e prodotti in legno è scesa del 9%, quella della lavorazione di piastrelle, mattoni, vetro, ecc. del 6,1%, quella dei prodotti in metallo è scesa del 3,8% e quella della produzione di macchine e apparecchi meccanici segna - 0,7%.

9. LA STRADA GIUSTA PER RIDURRE IL GAP CON L’UE SU POLITICHE ABITATIVE
Gli incentivi servono a recuperare terreno rispetto all’Europa sul fronte della spesa italiana per le politiche abitative. Gli investimenti delle aziende di servizio pubblico locali nell'edilizia residenziale pubblica sono crollati tra il 2003 e il 2007 del 21,1%, mentre negli altri settori i servizi pubblici locali hanno accresciuto gli investimenti del 55,5%.
La mancata incentivazione della spesa privata di riqualificazione delle abitazioni si somma alla più bassa spesa pubblica per politiche abitative: nel 2006, l'Italia ha speso lo 0,7% del PIL contro l'1,9% della Francia, l'1,0% del Regno Unito, lo 0,9% della Germania. Il divario tra Italia ed Europa si è progressivamente allargato tra il 1996 e il 2006: in questo periodo la spesa pubblica per abitazioni e assetto del territorio in Italia è scesa di 0,3 punti di PIL, mentre in Europa è salita di 0,1 punti di PIL.

10. SOSTEGNO ALLA DOMANDA INTERNA CONTRO IL CALO DELL’EXPORT
Gli incentivi possono sostenere la domanda interna delle imprese del 'sistema casa', un settore che sta ‘soffrendo’ molto anche a seguito dello scoppio delle bolle immobiliari negli USA e in Spagna. Nel periodo gennaio-agosto 2008 l’export italiano di prodotti in legno e di falegnameria per l'edilizia, piastrelle e rivestimenti, mattone e tegole, porte e finestre, radiatori e caldaie è crollato del 3,1%, a fronte di una tenuta dell'export complessivo italiano del 4,6%.

Dati: Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su fonti Istat, Enea, Agenzia delle Entrate, Eurostat, Mef-Confservizi.


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venerdì 5 dicembre 2008

Nella giusta direzione, si, però...


Il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini (nella foto), nel confermare il giudizio positivo sulle misure varate dal Governo, sottolinea la necessità di modifiche su alcuni aspetti del provvedimento.
Il decreto anti-crisi va nella direzione giusta. Ma per renderlo davvero efficace va completato e corretto”.
Guerrini apprezza la revisione degli studi di settore. “trovano conferma le indicazioni di Confartigianato sia per quanto riguarda la valorizzazione degli Osservatori regionali sia per quanto concerne la necessità di adeguarli agli indicatori congiunturali”.
Ma aggiunge “non comprendiamo le ragioni dell’esclusione di 3,3 milioni di imprese, tra ditte individuali e società di persone soggette ad Irpef, dalle misure di riduzione degli acconti d’imposta”.
Così come giudica “altrettanto incomprensibile l’esclusione dei lavoratori indipendenti dal beneficio del bonus straordinario. Gli impegni del Governo per favorire la spinta imprenditoriale sembrano essere negati da questa discriminazione tra categorie di lavoratori”.
Positivo il giudizio sulla possibilità di pagare l’Iva al momento dell’incasso della fattura. Ma, anche in questo caso, Guerrini richiama l’attenzione sul fatto che “l’efficacia della misura dipenderà dalla soglia di ricavi che verrà stabilita”.
Sul fronte delle condizioni di accesso al credito da parte di artigiani e piccoli imprenditori, Guerrini esprime “forte preoccupazione per i tempi di attuazione del positivo provvedimento che potenzia i Consorzi fidi” e mette in guardia sul “rischio che il rinvio ad ulteriori decreti ne ritardi l’utilizzazione, vanificandone l’efficacia”.
Analogamente il provvedimento per ridurre i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese rappresenta, per il Presidente di Confartigianato, “una misura estremamente utile che, però, necessità di un’immediata utilizzazione e di un meccanismo automatico per garantire la compensazione tra debito tributario iscritto a ruolo e credito di qualsiasi natura vantato dalle imprese nei confronti della PA debiti e crediti”.
Positivo infine il giudizio sui provvedimenti in materia di lavoro “per l’artigianato e la piccola impresa, grazie agli interventi sugli ammortizzatori sociali, che valorizzano la bilateralità, di fatto nasce un sistema alternativo alla cassa integrazione. E si completa la riforma del modello contrattuale dell’artigianato siglata pochi giorni fa da Confartigianato, dalle altre Confederazioni artigiane e da Cisl e Uil”.

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