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venerdì 19 giugno 2009

Segnali positivi

Nel corso della seduta del 26 maggio, l’Aula della Camera ha approvato quattro mozioni, sostenute da un folto schieramento di deputati di maggioranza e opposizione, con iniziative a sostegno delle piccole imprese.
Gli interventi che Palazzo Chigi si è impegnato ad attuare vanno dalla semplificazione amministrativa alla valorizzazione delle reti d’impresa, dalla tutela dei prodotti made in Italy del tessile alle facilitazioni nell’accesso al credito, dalla riforma degli ammortizzatori sociali alla semplificazione degli strumenti per agevolare la riscossione dei crediti delle PMI nei confronti delle pubbliche amministrazioni.
Per Confartigianato si tratta di un segnale di attenzione estremamente importante, in quanto le iniziative che richiamano l’impegno dell’Esecutivo sono le stesse sollecitate da tempo dalla Confederazione, ad iniziare dall’attuazione dello Small Business Act, il pacchetto di iniziative e azioni politiche da applicare a livello europeo e negli Stati membri per valorizzare 23 milioni di piccole e medie imprese europee, di cui 6 milioni in Italia.

Fonte: comunicato stampa di Confartigianato del 27 maggio 2009

giovedì 21 maggio 2009

La canzone anti-crisi di Fiorello

Lo showman propone un rimedio per fronteggiare la difficile situazione economica.

lunedì 11 maggio 2009

Crisi e misure anti-crisi


Il Prof. Renato Mannheimer, nell’ambito della Convention Servizi organizzata da Confartigianato a Castellaneta Marina (TA), ha presentato l’osservatorio sugli effetti della crisi sulle piccole imprese realizzato da ISPO Ricerche per Confartigianato.
Dalla ricerca emerge che l’Iva per cassa è la misura anticrisi più gradita dai piccoli imprenditori. L’85% degli imprenditori giudica efficace il provvedimento del Governo, fortemente sollecitato da Confartigianato, che consente di pagare l’Iva al momento dell’incasso della fattura. Il gradimento sale all’89% tra le imprese edili e tra quelle nel Nord Italia e addirittura al 92% tra gli artigiani più giovani.
Alla Convention sono interventui anche il Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, l’Amministratore delegato di Telecom Franco Bernabé e il Presidente di Fiera Milano Michele Perini.

Fonte: Confartigianato

venerdì 6 marzo 2009

La prova del nove


Dopo aver asserito, al termine del Consiglio dei ministri, che quella che stiamo vivendo "è una crisi pesante, ma non tragica" e che "è dannoso per l'interesse di tutti noi se i media rappresentano questa crisi come tragica", Silvio Berlusconi ha annunciato il via libera a ulteriori fondi per gli ammortizzatori sociali per un totale di 9 miliardi di euro (4 stanziati subito; 4 delle Regioni; 1 della Finanziaria). Ha poi aggiunto che l'assegno di disoccupazione allargato proposto da Franceschini "sarebbe una licenza di licenziare".

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giovedì 5 marzo 2009

Crisi, aziende e banche

Due imprenditori lucani hanno inviato una lettera a "Pronto Gazzetta", rubrica che raccoglie le denunce dei lettori de La Gazzetta del Mezzogiorno, per raccontare una storia nella quale sicuramente molte altre aziende si potrebbero riconoscere.

Di seguito il testo integrale

Il Sud che non cresce e che non crescerà mai, se non cambia il sistema di accesso al credito. Siamo due artigiani della categoria piccole e medie imprese della provincia di Matera, vi raccontiamo la nostra storia in breve. Dall’età di 14 anni abbiamo inziato a lavorare da apprendisti, ad imparare il mestiere e, negli anni ‘80, decidemmo di intraprendere un’attività in proprio. Abbiamo acquistato i macchinari ed attrezzature con cambiali, le abbiamo onorate e lavoravamo, consegnavamo i prodotti finiti con l’autovettura con su il portabagagli. Poi, con l’incremento del lavoro, era scomodo e decidemmo di acquistare un furgone cassonato. Andammo in una banca per chiedere un finanziamento, ma ci chiesero delle garanzie («portate i vostri genitori a firmare»), ma essendo figli di operai e con casa popolare non riscattata, non si poteva fare niente.

Andammo da un concessionario Fiat, chiedemmo quanto costava il furgone e decidemmo di mettere da parte la cifra, e raccolti i soldi, lo comprammo in contanti. Pagate attrezzature, macchinari, e furgone eravamo sempre senza liquidità. Grazie a Dio si lavorava e iniziammo ad assumere qualche apprendista, poi operai ed a realizzare opere importanti. Lavoravamo con privati ed enti. Eravamo una ditta seria ed affidabile. Purtroppo, quando si inizia a crescere, con le banche, non puoi non avere a che fare. Andammo a chiedere un fido ma ci risposero che la pratica veniva accolta solo se, come per il furgone, c’erano dei garanti. Noi eravamo giovani e lavoravamo in locali in fitto e la banca non poteva aiutarci.

Prima degli anni 90, ci siamo sposati, abbiamo creato famiglie, e con tanti sacrifici abbiamo comperato casa, anche con l’aiuto dei nostri genitori. Siamo ritornati in banca, e allora la richiesta di fido è stata accettata, perché la nostre firme avevano acquistato valore. L’uso del fido era utilizzato per volano all’attività, per scadenze non rinviabili o per ritardati incassi o per pagare i dipendenti. Si lavorava e si cresceva, decidemmo di realizzare un opificio. Nei primi anni 2000 siamo riusciti a realizzarlo e ad assumere 8 dipendenti, con l’impiego di tutte le nostre risorse e con un mutuo ipotecario di 1/5 del valore dell’immobile garantito da un Consorzio di garanzia. Alla banca avevamo chiesto un mutuo di almeno 1/4 del valore dell’immobile, per avere un po’ di liquidità, ma la banca ci deliberò solo 1/5, e comunque fummo costretti ad accettare.

Quindi con le attrezzature, i macchinari, il furgone, l’opificio, i dipendenti quando siamo ripartiti eravamo come un aeroplano senza carburante. Però con la forza delle braccia e dell’intelligenza, andavamo avanti e lavoravamo tutti. Purtroppo, con la crisi, abbiamo utilizzato tutte le nostre risorse e fidi bancari per onorare i pagamenti dei dipendenti. Arrivati, come si dice, «alla punta» siamo ritornati in banca per chiedere l’aumento del fido o del mutuo, anche con ipoteca di secondo grado, tenendo presente che le rate mensili erano in regola, ma la banca non ci ha concesso niente. Interpellate altre banche locali, ci hanno risposto che è più facile ottenerlo dalla banca ipotecaria: uno scaricabarile.

Il lavoro c’era ma andavamo in affanno. Dai soldi che si incassava si pagavano le urgenze e si rimandava il resto. Siamo stati operai ed è giusto che a fine mese l’operaio venga pagato, ma fummo costretti a ritardare di pochi giorni gli stipendi e giustamente i dipendenti si lamentavano ed il loro rendimento calava. Le ore lavorative servivano non a produrre ma a discutere e, a noi, ad andare in giro a trovare soldi dai clienti che ritardavano i pagamenti o a chiedere acconti. Poi per un fido «ingessato» cioè su un conto poco movimentato e al limite (anche per insoluti di clienti) una banca dopo la lettera per il rientro ci mise a sofferenza. La sofferenza, che in poche parole è l’anticamera del fallimento, perché per effetto delle norme di Basilea 2, le altre banche non possono nemmeno aprirti un conto corrente.

Quindi nessuno ti può aiutare, come se un ammalato va in ospedale e gli rispondono, vai a casa ed aspetta che muori. Non ci siamo mai arresi, abbiamo cercato tutte le vie possibili, anche illusi da pubblicità, spot televisivi, annunci di giornali, convegni, fondo di garanzia eccetera. Perdite di tempo. Un conoscente ci consigliò di rivolgerci ad un’associazione antiusura. Facemmo la richiesta, venne approvata, ma portarono la delibera presso la banca che gestisce i fondi e questa negò l’erogazione. Il prestito era garantito all’80 per cento, quella era una banca con cui noi avevamo avuto rapporti in passato e quindi il suo 20% la banca non lo voleva rischiare. L’associazione ci consigliò di rifare la domanda, non come ditta, ma come persone fisiche, ma non avendo la busta paga, la musica era la stessa. Successivamente ci recammo presso la nostra associazione. Ci dissero: «fatela la domanda ma perdiamo solo tempo e soldi per documenti perché le banche che sono nostre concessionarie le bocciano quasi tutte le pratiche». Eppure non avevamo protesti e proprietà molto superiori alle esposizioni. Così, ci siamo recati in Prefettura, siamo stati ricevuti sinceramente con professionalità dagli addetti che con competenza ed intelligenza, ci diedero fiducia dicendoci di rivolgersi all’associazione e fare istruire la pratica dicendo di tornare da loro se non veniva accolta, perché avrebbero informato l’Alto commissario governativo, visto che c‘erano protocolli sottoscritti. Ritornammo dall’associazione e ci risposero che perdevamo solo tempo. In Prefettura, per nostra scelta, non siamo più ritornati.

CONCLUSIONI Se un ammalato non lo si cura in tempo, purtroppo poi inevitabilmente arriva la fine, solo un miracolo può salvarti. Siamo all’assurdo, non si aiutano le aziende e poi si aiutano gli operai perché hanno la busta paga dai titolari di aziende. Alla fine a pagare siamo tutti, a partire dagli operai che piano piano uno alla volta sono stati licenziati. Siamo ritornati indietro di 25 anni. Vi raccontiamo questa storia perché oggi possiamo alzare la voce, perché rispetto a una fine annunciata, siamo stati miracolati, nel senso che siamo riusciti a vendere dei beni e si può ripartire. Vogliamo dare un consiglio alle piccole e medie imprese che hanno problemi di accesso al credito, di non prendersela con i politici che non funzionano, ma con loro stessi che criticano i politici che hanno votato. Creare consorzi, collaborare, trattare tutti insieme, perchè da soli si combatte con i mulini a vento. Se una banca non vi aiuta, ditelo ai vostri genitori, familiari, parenti, amici, che hanno risparmi in quella banca, di spostarli, perchè come c’è la raccolta ci devono essere gli impieghi nell’ambito del territorio. Svegliatevi, le leggi ci sono ed i fondi pure, si parlava della Banca del Sud, oggi è una realtà chiedetela a voce alta, perchè finchè la gestione sarà come detto prima, le cose non cambieranno mai. Per quale motivo la banca, che è un’impresa, dovrebbe darci quei fondi a tasso agevolato quando li potrebbe gestire diversamente guadagnandoci di più? Quindi, a nostro avviso, solo quando questi fondi saranno gestiti dalla Banca del Sud, cioè una «banca neutrale » si parlerà di realtà di accesso al credito, di ripresa economica e di lavoro per tutti.


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domenica 22 febbraio 2009

E' tempo di crisi per tutti

Ecco un modo simpatico per sdrammatizzare sulla difficile situazione economica.
A inviare questi mini auguri è l'agenzia belga Lowe.




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venerdì 16 gennaio 2009

Il saper fare, una risposta alla crisi



Riporto integralmente il comunicato relativo alla presentazione del libro "l'uomo artigiano" di Richard Sennett.
Buona lettura

L'artigianato, nella sua accezione più autentica di ‘arte di saper fare’ e di ‘saper fare con arte’, riafferma la sua straordinaria attualità nel volume del sociologo statunitense Richard Sennett ‘L’uomo artigiano’ fresco di stampa per i tipi di Feltrinelli.
Il libro è stato presentato il 13 gennaio a Milano, presso la Fondazione Feltrinelli. All’iniziativa promossa dalla casa editrice sono intervenuti l’autore, il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini, il Prof. Guido Martinotti, docente di Sociologia urbana all’Università di Milano Bicocca.
E’ stato lo stesso Sennett, professore di Sociologia alla New York University e alla London School of Economics, a spiegare l’importanza che oggi, nella fase di crisi dell’economia mondiale, assumono le caratteristiche dell’uomo artigiano: saper fare bene le cose per il proprio piacere. Una regola di vita semplice e rigorosa che ha consentito lo sviluppo di tecniche raffinatissime e la nascita della conoscenza scientifica moderna. ‘L'uomo artigiano’ è la riscoperta della fondamentale pulsione umana all’’arte di saper fare’ e al ‘saper fare con arte’, antidoto all’erosione di ogni eccellenza.
Il libro di Sennett offre numerosi spunti di lettura: è un saggio erudito e, unico nel panorama editoriale a livello internazionale, ricchissimo di spunti e di approfondimenti che, tra presente e passato, toccano gli aspetti storici, filosofici, sociologici e antropologici dell’essere artigiano.
Durante la presentazione del volume, il Prof. Sennett ha ammesso che il titolo suggerisce soprattutto una dimensione manuale del lavoro. “Ma – ha spiegato - non è la lettura corretta e non è ciò a cui tengo di più. Il mio obiettivo è stato piuttosto mettere in evidenza ciò che c’è dietro al lavoro artigiano, ovvero la passione e la cura per quel che si fa. E ciò non cambia se si è operai, impiegati, programmatori di software, medici o addirittura genitori e artisti”.
In numerose pagine del volume, Sennett evoca Efesto, il dio greco brutto e storpio che è orgoglioso del proprio mestiere di fabbro e ha una dedizione assoluta per quel che fa (“Efesto è la persona più dignitosa che possiamo diventare” scrive come ultima riga del libro). Tutto il contrario di quello che la globalizzazione impone oggi ai lavoratori: disponibilità a cambiare, attività in ogni momento a scapito della sicurezza esistenziale ma anche della qualità del lavoro. È questo il cuore del messaggio del sociologo statunitense: “se efficienza e velocità diventano il metro per giudicare il lavoro, se la mobilità e il multitasking vincono, allora la maestria di chi lavora va a farsi benedire. E a perdere siamo tutti”.
‘L’uomo artigiano’ è anche un viaggio nel tempo e nello spazio in cui si sono manifestate le forme più preziose di artigianato: a cominciare dall’Italia, (“paese artigiano per eccellenza”, lo ha definito Sennett che nutre per l’Italia una grande passione) e dalle antiche botteghe dove si formavano i Raffaello e i Benvenuto Cellini o venivano levigati e assemblati in aurea misura gli Stradivari che ancora ci incantano. Fino ad arrivare ai moderni laboratori dove si mette a punto il sistema Linux. Tutto per scoprire - attraverso ciò che la scienza ci insegna e la società ci chiede - come funziona la sinergia mente-mano-desiderio-ragione, che ha fatto grande il mondo occidentale e forse può oggi restituirgli saggezza e opportunità per un nuovo modello di sviluppo.

Sennett, malgrado veda gli effetti negativi della globalizzazione, non ha nostalgia per un passato fatto di sano lavoro manuale contrapposto all’organizzazione attuale che penalizza la qualità. «Da cosa dipende che un lavoro sia un buon lavoro? La scoperta che ho fatto scrivendo il libro è che esiste una connessione tra il modo in cui i lavoratori moderni concepiscono un buon lavoro e le abilità di tipo più tradizionale». E questo legame, nota Sennett, ha anche effetti etici e civili fondamentali: è l’Illuminismo e la sua eredità.
Non ci sarà nostalgia, ma di sicuro si sente una certa dose di scetticismo nelle parole di Richard Sennett. Ma allora non si può fare nulla per invertire la tendenza, planetaria, che allontana le persone dal loro lavoro, che le fa disamorare? “Penso – ha detto Sennett - che qualcosa si possa fare, ma le aziende devono puntare sulle persone. Negli ultimi quindici anni soprattutto in Gran Bretagna, Stati Uniti e Cina si è investito pochissimo per sviluppare le qualità dei dipendenti. Ci sono eccezioni, pure negli Usa, che rappresentano il punto più estremo di questa tendenza, ma appunto, rimangono eccezioni. Investire sulle persone costa molti soldi”. C’è chi lo fa in Germania o in Giappone dove persino in un regime di flessibilità continuano a sviluppare le capacità professionali dei loro impiegati. E Sennett ricorda il caso ormai di scuola della Toyota in cui soddisfazione dei dipendenti e produttività viaggiano parallele. Tuttavia, la craftsmanship, misto magico di know how e know that, oggi si trova molto di più in India che in Occidente e “per questo le aziende americane come Microsoft o Google non aspettano altro che il mercato del lavoro americano si apra ai lavoratori specializzati provenienti da Oriente”.
Nel suo intervento durante la presentazione del libro, il Presidente di Confartigianato Guerrini ha ringraziato il Professor Sennett “perché – ha detto - con ‘L’uomo artigiano’ ha analizzato con grande efficacia un tema troppo spesso sottovalutato, considerato fuori moda, e che, invece, oggi assume una straordinaria attualità”.
“Il volume - ha sottolineato Guerrini - descrive un modo di produrre. Ma, soprattutto, ci parla di un modo di essere. Al punto che il titolo sarebbe dovuto essere ‘L’uomo è artigiano’, prorpio perché gli elementi costitutivi dell’Uomo Artigiano sono in tutti noi: sono il desiderio di produrre un lavoro ben fatto e sono le abilità necessarie al ‘ben fare’. Queste caratteristiche appartengono non soltanto agli imprenditori artigiani ma anche a tutti coloro che amano il proprio lavoro, che lo svolgono con passione, che ogni giorno si impegnano per conseguire un risultato utile a se stessi e agli altri, alla comunità di cui fanno parte”.
Secondo Guerrini “questi valori, la riscoperta dell’’essere artigiani’, rappresentano una ‘ricettta’ per reagire alla crisi che attraversa l’economia a livello mondiale. In questa fase di difficoltà, in cui paghiamo duramente gli effetti delle bolle speculative, dell’economia di carta’, di una finanza frenetica e troppo disinvolta, dobbiamo tornare agli elementi costitutivi dell’uomo artigiano, dobbiamo tornare all’economia reale. Dobbiamo ritrovare il ritmo, il gusto, l’orgoglio, la fatica, la soddisfazione di costruire cose ben fatte. Serve un’iniezione di valori artigiani nel mondo del lavoro. In questo senso, l’Italia - paese di antica e preziosa tradizione artigiana - può dare una grande lezione”. Guerrini ha tuttavia messo in guardia dal “rischio di considerare l’artigianato secondo la vecchia ed oleografica concezione del lavoro faticoso e manuale. Vale a dire proprio quell’immagine distorta che ha finito per allontanare i giovani dalle aziende artigiane. Anche grazie alle analisi di Sennett, l’artigianato ritrova invece una corretta identità nell’integrazione tra mente e mano, tra conoscenza teorica e abilità manuale: un mix che garantisce la qualità del prodotto e del servizio”.
“I valori dell’’essere artigiani’ – ha aggiunto il Presidente di Confartigianato - sono espressi dai nostri imprenditori campioni del ‘saper fare’, interpreti eccellenti dei valori della tradizione produttiva italiana, dell’unicità, del ‘fatto a mano’, del ‘su misura’, del ‘fuori serie’. Ma appartengono anche a tutti coloro che non si limitano a ‘timbrare il cartellino’. A tutti coloro i quali, qualunque attività svolgano, a qualsiasi classe sociale appartengano, si impegnano per svolgere bene il proprio lavoro, consapevoli ed orgogliosi del risultato, anche etico, che esso produce per loro stessi e per gli altri. Possono sembrare concetti banali. Non lo sono affatto se consideriamo che proprio questi valori sono alla base dello sviluppo economico e sociale del nostro Paese, sono proprio questi elementi qualificanti del ‘codice genetico artigiano’ i punti di forza del cosidetto made in Italy. Il libro del Professor Sennett ha il grande merito di aver descritto questo nostro prezioso patrimonio”.
“Il suo libro - ha detto Guerrini al Professor Sennett - dovrebbe entrare nelle aule scolastiche per insegnare ai nostri figli che c’è un futuro di lavoro gratificante, che sulle proprie abilità, competenze, passioni si può costruire un avvenire. Che non bisogna rassegnarsi ad una esistenza da precario o da centralinista in un call center. Ma credo che il suo libro dovrebbe essere letto anche da chi ha la responsabilità di guidare il Paese affinché, nelle scelte per reagire alla crisi, possa essere compreso e valorizzato quell’”essere artigiani” che gli individui esprimono nel proprio lavoro”.


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giovedì 8 gennaio 2009

La crisi e le voci di corridoio

Condivido quello che scrive la sig.ra Enrica Orecchia sul suo blog circa le "voci di corridioio" generate dall'attuale crisi e le necessarie contromisure da adottare per evitare che il panico provocato dalla sfiducia danneggi l'immagine aziendale attraverso un processo "virale".

Queste alcune delle contromisure indicate dalla sig.ra Orecchia:

Ammettere l’esistenza di voci di corridoio, negarle sarebbe controproducente.

Evitare atteggiamenti aggressivi con minacce di gravi provvedimenti contro chi ha messo in giro notizie non veritiere.

Spiegare quanto c’è di vero e correggere tutte le informazioni errate fornendo la versione corretta dei fatti (che non è la versione ufficiale ma la verità).

Fornire aggiornamenti periodici e non troppo distanziati nel tempo, in modo da soffocare sul nascere il proliferare di informazioni non vere.

Chiedere la collaborazione dei dipendenti nell’arginare le voci di corridoio. Sentendosi partecipi e apprezzati, saranno i primi a diffondere solo informazioni veritiere smentendo le informazioni false.

Se ci sono informazioni che devono restare riservate, comunicarlo onestamente.

Tenere presente che la strategia migliore è sempre la prevenzione, e che le voci di corridoio circolano più difficilmente nelle aziende in cui la comunicazione interna scorre fluida.

martedì 9 dicembre 2008

La sua ricetta per superare la crisi



Ho trovato interessanti le parole del neo-eletto presidente della categoria metalmeccanica della Federlazio, Maurizio Flammini.

«Il momento è critico e le problematiche per le aziende sono tante, ma io sono certo della potenzialità degli imprenditori della nostra Regione e mi impegnerò, come presidente di un settore che conta oltre 1.000 aziende, circa 20 mila dipendenti e ha un fatturato di circa 3 miliardi, a rappresentare al meglio gli interessi della categoria spingendo su due fronti: internazionalizzazione e accesso al credito».
«Certamente lo spirito competitivo, quello di cui le aziende hanno oggi più bisogno, caratterizzerà le mie azioni per risolvere le problematiche del settore, che vanno dalla difficoltà di innovare i processi produttivi, ai ritardi nell'internazionalizzazione, fino ai costi troppo alti di materie prime ed energia. E poi porterò il mio ottimismo. Sono una persona positiva e credo anche che da una grande crisi ci si possa non solo risollevare ma uscirne addirittura più forti».
«La difficoltà più grande è quella del credito, abbiamo soprattutto in questo momento segnali di restrizione da parte delle banche. Come Federlazio stiamo lavorando a tutta una serie di iniziative che facilitino l'accesso al credito alle imprese puntando sui Confidi per diminuire i costi».

Fonte: Il Tempo

lunedì 1 dicembre 2008

Per molti ma non per tutti

Non tutte le imprese usuifruiranno della novità sul pagamento dell'Iva al momento della riscossione effettiva della fattura. La possibilità per le aziende di pagare l'imposta nel momento in cui si incassa il corrispettivo non si applica alle operazioni effettuate dai soggetti che si avvalgono di regimi speciali di applicazione dell'imposta, nonchè a quelle fatte nei confronti di cessionari o committenti che assolvono l'imposta mediante l'applicazione dell'inversione contabile.
Inoltre sarà necessario che la fattura contenga l'annotazione che si tratta di un'operazione con imposta a esigibilità differita (con indicazione della relativa norma).

Un decreto del ministro dell'Economia e delle finanze stabilirà infine il volume d'affari dei contribuenti nei cui confronti è applicabile la nuova norma e tutte le altre disposizioni attuative.

La novità contenuta nel decreto anti-crisi si applicherà in via sperimentale per gli anni 2009, 2010 e 2011, ma su questa misura, purtroppo, si attende ancora il via libera di Bruxelles

Fonte:www.ilsole24ore.com

mercoledì 26 novembre 2008

" Una risposta senza precedenti a una crisi senza precedenti"



Queste le parole di Josè Manuel Barroso, presidente della commissione Ue.
La Commissione europea ha infatti dato il via libera alle proposte per affrontare la crisi economica conseguente a quella finanziaria. Si tratta di un pacchetto di stimolo fiscale dell'economia da 200 miliardi di euro, pari all'1,5% del Pil dei 27 (di cui l'1,2% a carico degli Stati membri, il restante 0,3% a carico della Ue).

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mercoledì 19 novembre 2008

"Il pagamento dell’Iva a incasso avvenuto"


Questa la proposta anti-crisi lanciata dal Presidente Nazionale di CNA Ivan Malavasi (nella foto) a conclusione del convegno "Quale credito all'artigianato e alla pmi per superare la crisi e creare nuovo sviluppo? Le proposte di CNA e di Cogart CNA Piemonte".
Ivan Malavasi rivendica un maggior pragmatismo con queste chiare parole: "Le nostre proposte sono state fatte proprie da tutte le organizzazioni della piccola impresa, hanno ricevuto il consenso del governo, ma di fatto, fino a oggi, nessun provvedimento è stato varato a livello nazionale, mentre in alcune regioni, quali il Piemonte, sono stati già compiuti importanti interventi a sostegno delle imprese. Analizzare i motivi della crisi attuale è sicuramente appassionante, ma intanto il pericolo è che, mentre tutti discutono di assetti mondiali, le imprese chiudano".
E ancora: "Ogni crisi economica cancella interi segmenti di impresa e ne modifica radicalmente altri. Questa è totalmente diversa dal passato. Abbiamo tutti l'obbligo di creare le condizioni affinché le imprese possano reggere e reinvestire sapendo cogliere, quando si evidenzieranno, le prime opportunità di rilancio".